Pretofilia

aprile 1, 2010 Lascia un commento

“RIMOSSO” VATICANISTA TG3: “Il Papa e’ ascoltato da 4 Gatti”

luglio 14, 2009 2 commenti

YouTube – LICENZIATO VATICANISTA TG3: “Il Papa e’ ascoltato da 4 Gatti”.

Dando un occhiata in giro per i blog trovo la notizia del licenziamento di un “VATICANISTA”.

Mi sono chiesto cosa significava cosi ho approfondito, ed ho scoperto che in Rai esistono “giornalisti Vaticanisti”.

E d in questo momento sto cercando di capire qual’è la differenza con un giornalista normale.

Per gli italiani un “giornalista e basta” non serve. Uno che descrive un fatto, occorre l’aggettivo perchè l’Italiano va preso per il culo.

Quindi abbiamo i “berlusconisti”, i d’Alemiani, i Veltrusconiani e i Vaticanisti, categorie di giornalisti che raccontano una verità guardandola attraverso gli occhi di chi li tiene a libro paga.

Questo paese mi fa sempre più schifo, ma questa è un altra storia.

Video: Barack Obama in visita da Benedetto XVI : Video in DIARODELWEB.it

luglio 11, 2009 Lascia un commento
Categories: OBAMA, politica

Le forme di governo e le due mucche

aprile 19, 2009 Lascia un commento
Giraffe (Giraffa camelopardalis), Melbourne Zo...
Image via Wikipedia
  • Feudalesimo: Hai due mucche. Il feudatario prende un po di latte.
  • Socialismo puro: Hai due mucche. Il governo le prende e le mette in una stalla con le mucche di tutti gli altri. Devi prenderti cura di tutte le mucche, ed il governo ti dà il latte di cui hai bisogno.
  • Socialismo Burocratico : Hai due mucche. Il governo le prende e le mette in una stalla con le mucche di tutti gli altri, curate da ex-pollicoltori. Tu invece andrai aprenderti cura dei polli che il governo ha tolto ai pollicoltori. Il governo ti latte e uova, secondo i regolamenti.
  • FASCISMO: Hai due mucche. Il governo le prende entrambe, ti assume per prenderti cura di loro e si vende il latte.
  • Comunismo puro: Hai due mucche. I tuoi vicini di casa ti aiutano a prendeti cura di loro, e dividete il latte.
  • Comunismo Russo: Hai due mucche. Ti devi prendere cura di loro, ma il governo prende tutto il latte.
  • Comunismo Cambogiano: Hai due mucche. Il governo le prende entrambe e ti spara.
  • Dittatura: HAi due mucche il governo le prende entrambe e ti processa.
  • Democrazia pura: Hai due mucche. I tuoi vicini decidono chi prende il latte.
  • Democrazia rappresentativa: hai due mucche, i tuo vicini scelgono chi dirà chi prenderà il latte
  • Burocrazia: HAi due mucche.  In un primo momento il governo regolamenta la loro alimentazione e quando si possono mungere. Poi ti paga per non mungerle. Poi prende entrambe le mucche, ne spara una, munge l’altra e butta via il latte. Poi ti chiede di compilare moduli di contabilità per le mucche mancanti.
  • Anarchia pura: hai due mucche. O vendi il latte a prezzo proletario o i tuoi vicini proveranno ad esporpriarti la mucca ed ucciderti
  • Liberal-anarco-capitalismo: hai due mucche, ne vendi una e compri un toro.
  • Surrealismo: Hai due giraffe. Il governo ti impone di prendere lezioni di armonica a bocca.

Napoliaffari.

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Aids, la Francia insiste sul Papa

marzo 24, 2009 Lascia un commento

«Nessuna polemica, ma ribadiamo che le frasi sui preservativi possono avere conseguenze drammatiche»

Card. Bagnasco (Emblema)
Card. Bagnasco (Emblema)

PARIGI - La Francia non ci sta e respinge con un intervento ufficiale del ministero degli Esteri le accuse rivolte lunedì dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ad «alcuni esponenti politici europei» e «organismi sovranazionali per «aver «irriso e offeso» il Papa per il suo intervento sui preservativi durante il recente viaggio in Africa di Benedetto XVI.

«NESSUNA POLEMICA, MA RIBADIAMO» – «Non volevamo fare alcuna polemica. Abbiamo detto soltanto, e lo ripetiamo, che la frase del Papa sul preservativo – che non è una parte della soluzione, ma un problema per l’Aids – può avere conseguenze drammatiche sulla politica mondiale in favore della salute», ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri francese, Eric Chevallier. «Non abbiamo mai detto che il preservativo è l’unica soluzione del problema. Ce ne sono altre, l’assistenza medica, quella sociale, i test per individuare la presenza del virus, il sostegno psicologico. Ma il preservativo fa parte di questi elementi di risposta. Tutti i discorsi che vanno in direzione diversa, fatti in più da una persona che ha enorme influenza, vanno contro l’interesse della salute pubblica».


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LETTERA SU LE MONDE – Alcune personalità francesi, fra le quali il premio Nobel per la medicina 2008 Francoise Barrè-Sinoussi, hanno pubblicato martedì su Le Monde una lettera aperta al Papa, chiedendogli di tornare sulle sue dichiarazioni a proposito dei preservativi e dell’Aids.

Corriere della Sera.

La chiesa cattolica ci costa quanto la casta dei politici

febbraio 11, 2008 1 commento

Repubblica: Quanto ci costa la chiesa cattolica? – 4

Continua l’inchiesta di Repubblica sul costo della chiesa cattolica. Nella precedenti puntate abbiamo scoperto che:

  • La chiesa cattolica ci costa quanto la casta dei politici, ovvero oltre 4 miliardi di euro/anno.
    i soldi alla Chiesa non hanno affatto l’ampio ritorno sociale, che ci si attende e che viene abilmente promosso;
  • La CEI ha potere assoluto e incontrollato di spendere i fondi che le vengono assegnati, con implicazioni ricattatorie verso vescovi e diocesi “dissidenti”.
  • l’8×1000 viene distribuito con un meccanismo machiavellico che tiene solo in parte conto delle decisioni dei contribuenti.
  • L’unica fonte di informazione su questo tema è la pubblicità.

La Commissione Europea chiede conto dei privilegi fiscali del Vaticano e si sta arrabbiando.
1.000.000 di euro è la mancata entrata annuale dei comuni italiani per le esenzioni fiscali contestate dall’Unione Europea e contestate dalla Corte di Cassazione.
Buona parte dei fondi per il Giubileo (in totale circa 1.800.000 di euro) e delle quote 8×1000 sono serviti a ristrutturare un impero alberghiero mondiale.
Ciò che non va Infine non sono gli stipendi dei preti pagati con l’otto per mille, ma quattro miliardi di euro che finanziano la “macchina di potere”.
Nella quarta puntata, ci cui riporto il testo integrale più oltre, invece emerge che:

In Spagna si faranno tagli finanziamenti delle scuole private e saranno introdotte 2 ore di educazione civica obbligatoria. I vescovi chiamano alla protesta il gregge cattolico e Zapatero ribadisce che la laicità dello Stato resta un valore fondante della democrazia e l’educazione civica non è né può essere in competizione con l’ora facoltativa di religionI, già prevista nei programmi. Anzi, quanto prima si arriverà ad una revisione del Concordato del 1979.
In Italia l’ora di educazione civica è abolita nelle primarie e quasi inesistente nelle superiori.
L’ora di religione cattolica è tutelata dallo Stato il più possibile e il governo (contrariamente all’art. 33 della Costituzione) è molto generoso con le scuole private
L’ora facoltativa di religione costa ai contribuenti italiani circa un miliardo di euro all’anno ed è la seconda voce di finanziamento diretto dello Stato alla confessione cattolica. 14.670 insegnanti di ruolo e altri 10.000 circa precari, scelti dai vescovi. Se la diocesi ritira l’idoneità lo Stato deve comunque accollarsi l’ex insegnante di religione fino alla pensione.
Gli insegnanti di religione guadagnano più dei colleghi delle materie obbligatorie.
In Europa, si discute e si dibatte sul tema dell’insegnamento in modo vivace e colto, ben al di sopra delle vecchie risse fra clericali e anticlericali.
In Italia ogni timido tentativo di discussione è stroncato sul nascere da una ferrea censura. L’ora di religione cattolica è un dogma. L’idea di abolirla non sfiora neppure le menti laiche. Mentre balena nelle teste di intellettuali cattolici come Messori, che è favorevole anche ad eliminare gli aiuti di stato alle scuole cattoliche.
Sposo, qui, la tesi dell’autore che si chiede: “Vale la pena di spendere un miliardo di euro all’anno, in tempi di tagli feroci all’istruzione, per mantenere questa ora di religione? Uno strano ibrido di animazione sociale e vaghi concetti etici destinati a rimanere nella testa degli studenti forse lo spazio d’ un mattino. “

Per leggere le altre puntate dell’inchiesta: 1, 2, 3

Ecco il testo integrale della 4^ puntata dell’inchiesta.

Religione, il dogma in aula un’ora che vale un miliardo
L’ultimo dato ufficiale (2001): 650 milioni di stipendi agli insegnanti
che nel frattempo sono diventati più di 25mila: di questi 14mila di ruolo.
La Spagna studia la revisione degli accordi con la Chiesa
In Italia invece non se ne parla neppure
L’ultima ondata di bullismo nelle scuole ha convinto il governo a istituire dal prossimo anno due ore di educazione civica obbligatoria, chiamata Cittadinanza e Diritti Umani, in ogni ordine d’ insegnamento, dalle materne ai licei. Durissima la protesta dei vescovi, che hanno parlato di “catechismo socialista” e invitato le associazioni di insegnanti e genitori cattolici a scendere in piazza e avvalersi dell’obiezione di coscienza. Il presidente del consiglio ha risposto in televisione che, nel rispetto totale della maggioranza cattolica del paese, la laicità dello Stato resta un valore fondante della democrazia e l’educazione civica non è né può essere in competizione con l’ora facoltativa di religioni (cattolica come ebraica, islamica o luterana) già prevista nei programmi. Il premier ha aggiunto di voler confermare i tagli ai finanziamenti delle scuole private cattoliche e non, definiti “un ritorno alla legalità costituzionale” rispetto alla politica del precedente governo di destra. A questo punto forse il lettore si sarà domandato: ma dov’ ero quando è successo tutto questo? In Italia. Mentre la vicenda naturalmente si è svolta altrove, nella Spagna del governo Zapatero, otto mesi fa. Il braccio di ferro fra stato laico e vescovi è andato avanti e oggi il governo spagnolo studia addirittura una revisione del Concordato del 1979. Una realtà lontana da noi.

Nelle scuole italiane, più devastate dal bullismo di quelle spagnole, l’ora di educazione civica è abolita nelle primarie e quasi inesistente nelle superiori. Lo Stato in compenso si preoccupa di tutelare il più possibile l’ora di religione, al singolare: cattolica. Quanto ai finanziamenti alle scuole private cattoliche, in teoria vietati dall’articolo 33 della Costituzione (”Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”), l’attuale governo di centrosinistra, con il ministro Fioroni all’Istruzione, è impegnato al momento a battere i record di generosità stabiliti ai tempi di Berlusconi e Letizia Moratti.

L’ora facoltativa di religione costa ai contribuenti italiani circa un miliardo di euro all’anno. E’ la seconda voce di finanziamento diretto dello Stato alla confessione cattolica, di pochi milioni inferiore all’otto per mille. Ma rischia di diventare in breve la prima. L’ultimo dato ufficiale del ministero parla di 650 milioni di spesa per gli stipendi agli insegnanti di religione, ma risale al 2001 quando erano 22 mila e tutti precari. Ora sono diventati 25.679, dei quali 14.670 passati di ruolo, grazie a una rapida e un po’ farsesca serie di concorsi di massa inaugurati dal governo Berlusconi nel 2004 e proseguita dall’attuale.

Il regalo del posto fisso agli insegnanti di religione è al centro d’ infinite diatribe legali. Per almeno due ordini di ragioni. La prima obiezione è di principio. L’ora di religione è un insegnamento facoltativo e come tale non dovrebbe prevedere docenti di ruolo. Per giunta, gli insegnanti di religione sono scelti dai vescovi e non dallo Stato. Ma se la diocesi ritira l’idoneità, come può accadere per mille motivi (per esempio, una separazione), lo Stato deve comunque accollarsi l’ex insegnante di religione fino alla pensione.

L’altra fonte di polemiche è la disparità di trattamento economico fra insegnanti “normali” e di religione. A parità di prestazioni, gli insegnanti di religione guadagnano infatti più dei colleghi delle materie obbligatorie. Erano già i precari della scuola più pagati d’ Italia. Nel 1996 e nel 2000, con due circolari, i governi ulivisti avevano infatti deciso di applicare soltanto agli insegnanti di religione gli scatti biennali di stipendio (2,5 per cento) e di anzianità previsti per tutti i precari della scuola da due leggi, una del 1961 e l’altra del 1980. Il vantaggio è stato confermato e anzi consolidato con il passaggio di ruolo, a differenza ancora una volta di tutti gli altri colleghi.

L’inspiegabile privilegio ha spinto prima decine di precari e ora centinaia di insegnanti di ruolo di altre materie a promuovere cause legali di risarcimento. Nel caso, per nulla remoto, in cui le richieste fossero accolte dai tribunali del lavoro, lo Stato dovrebbe sborsare una cifra valutabile fra i due miliardi e mezzo e i tre miliardi di euro. A parte le questioni economiche e legali, chiunque ricordi che cos’ era l’ora di religione ai suoi tempi e oggi chiunque trascorra una mattinata nella scuola dei figli non può evitare di porsi una domanda. Vale la pena di spendere un miliardo di euro all’anno, in tempi di tagli feroci all’istruzione, per mantenere questa ora di religione? Uno strano ibrido di animazione sociale e vaghi concetti etici destinati a rimanere nella testa degli studenti forse lo spazio d’ un mattino. Pochi cenni sulla Bibbia, quasi mai letta, brevi e reticenti riassunti di storia della religione.

In Europa il tema dell’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche è al centro di un vivace e colto dibattito, ben al di sopra delle vecchie risse fra clericali e anticlericali. Nello stato più laico del mondo, la Francia, il regista Regis Debray, amico del Che Guevara e consigliere di Mitterrand, a suo tempo ha rotto il monolitico fronte laicista sostenendo l’utilità d’ inserire nei programmi scolastici lo studio della storia delle religioni. In Gran Bretagna la teoria del celebre biologo Roger Dawkins (”L’illusione di Dio”), ripresa dallo scienziato Nicholas Humprey, secondo il quale “l’insegnamento scolastico di fatti non oggettivi e non provabili, come per esempio che Dio ha creato il mondo in sei giorni, rappresenta una violazione dei diritti dell’infanzia, un vero abuso”, ha suscitato un ricco dibattito pedagogico. Ma è un fatto, sostiene Dawkins, che “noi non esitiamo a definire un bambino cristiano o musulmano, quando è troppo piccolo per comprendere questi argomenti, mentre non diremmo mai di un bambino che è marxista o keynesiano, Con la religione si fa un’eccezione”.

In Germania, Spagna, perfino nella cattolicissima Polonia di Karol Woytjla, il dibattito non si è limitato alle pagine dei giornali ma ha prodotto cambiamenti nelle leggi e nei programmi scolastici, come l’inserimento di altre religioni (Islam e ebraismo, per esempio) fra le scelte possibili o la trasformazione dell’ora di religione in storia delle religioni comparate, tendenze ormai generali nei sistemi continentali. In Italia ogni timido tentativo di discussione è stroncato sul nascere da una ferrea censura. L’ora di religione cattolica è un dogma. La sola ipotesi di affiancare all’ora di cattolicesimo altre religioni, come avviene in tutta Europa con le sole eccezioni di Irlanda e dell’ortodossa Cipro, procura un immediata patente di estremismo, anticlericalismo viscerale, lobbismo ebraico o addirittura simpatie per Al Quaeda. Quanto ad abolirla, come in Francia, è un’ipotesi che non sfiora neppure le menti laiche.

Gli unici ad avere il coraggio di proporlo sono stati, come spesso accade, alcuni intellettuali cattolici. Lo scrittore Vittorio Messori, per esempio: “Fosse per me cancellerei un vecchio relitto concordatario come l’attuale ora di religione. In una prospettiva cattolica la formazione religiosa può essere solo una catechesi e nelle scuole statali, che sono pagate da tutti, non si può e non si deve insegnare il catechismo. Lo facciano le parrocchie a spese dei fedeli~ Perciò ritiriamo i professori di religione dalle scuole pubbliche e assumiamoli nelle parrocchie tassandoci noi credenti”.

Messori non manca di liquidare anche gli aiuti di Stato alle scuole cattoliche, negati per mezzo secolo dalla Democrazia Cristiana, inaugurati con la legge 62 del 10 marzo 2000 dal governo D’ Alema con Berlinguer all’Istruzione, dilagati nel periodo Berlusconi-Moratti (con il trucco dei “bonus” agli studenti per aggirare la Costituzione) e mantenuti dall’attuale ministro Fioroni, con giuramento solenne davanti alla platea ciellina del meeting di Rimini. “Lo Stato si limiti a riconoscere che ogni scuola non statale in più consente risparmio di danaro pubblico e di conseguenza conceda sgravi fiscali. Niente di più”.

Il cardinale Carlo Maria Martini, da arcivescovo di Milano, aveva dichiarato che l’ora di religione delle scuole italiane doveva ritenersi inutile o anche “offensiva”, raccomandando di raddoppiarla e farne una materia seria di studio oppure lasciar perdere. La Cei ha sempre risposto che l’ora di religione è un successo, raccoglie il 92 per cento di adesioni, a riprova delle profonde radici del cattolicesimo in Italia. Ma se la Cei ha tanta fiducia nei fedeli non si capisce perché chieda (e ottenga dallo Stato) che l’ora di religione sia sempre inserita a metà mattinata e mai all’inizio o alla fine delle lezioni, come sarebbe ovvio per un insegnamento facoltativo. Perché chieda (e sempre ottenga) il non svolgimento nei fatti dell’ora alternativa. In molte materne ed elementari romane ai genitori è stato comunicato che i bambini di 5 o 6 anni non iscritti all’ora di religione “potevano rimanere nei corridoi”. Prospettiva terrorizzante per qualsiasi madre o padre.

D’ altra parte la sicurezza ostentata dai vescovi si scontra con l’allarme lanciato nella relazione della Cei dell’aprile scorso sul progressivo abbandono dell’ora di religione, con un tasso di rinuncia che parte dal 5,4 delle elementari e arriva al 15,4 per cento delle superiori (con punte del 50 non solo nelle regioni “rosse” come la Toscana o l’Emilia-Romagna ma anche in Lombardia e nelle grandi città), man mano che gli studenti crescono e possono decidere da soli. Alla fine nessun argomento ufficiale cancella il dubbio. L’ora di religione, così com’ è, costituisce davvero un insegnamento del catechismo (”che in ogni caso ciascuno si può portare a casa con poche lire” ricordava don Milani) o non piuttosto un altro miliardo di obolo di Stato a san Pietro?
(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)
da napoliaffari

Credo in un solo stato, laico, libero e giusto

maggio 16, 2007 1 commento

La legge del 1905,  regolamenta la laicità dello Stato.

All’inizio è stata vissuta dalla Chiesa cattolica come una legge anticlericale, rigettata dal Papa e, in parte, accettata dopo gli accordi Briand-Cerretti. La legge stabilisce una separazione netta tra i poteri della Chiesa e quelli dello Stato Non è stata applicata su tutto il territorio della Repubblica e tuttora non è vigente sull’intero territorio.
I nuovi culti hanno difficoltà ad entrare in questo quadro e a trovare un posto al tavolo della Repubblica.

I militanti della laicità devono dunque impedire le disuguaglianze di fatto di cui soffrono i nuovi culti e sviluppare i principi della legge del 1905 che sono le fonti della cittadinanza e dell’unione nazionale, sottolineando che si tratta di una legge di libertà e di uguaglianza e che l’interpretazione liberale corrisponde sempre alla volontà del legislatore nel rispetto però delle regole e dell’organizzazione proprie di ogni culto.
La legge del 1905 tuttavia non approfondisce l’aspetto della laicità pubblica, in effetti tratta soltanto le relazione tra Chiesa e Stato separando giuridicamente le istituzioni che erano fino a quel momento estremamente mescolate e non tratta che gli aspetti culturali. Altri aspetti fondamentali non sono toccati: codice civile, laicità degli spazi pubblici, la non discriminazione. Altri aspetti non sono che menzionati, in particolare la laicità della scuola pubblica e dell’insegnamento religioso che non può essere impartito ai bambini tra i 6 e i 13 anni nelle scuole pubbliche se non fuori dall’orario delle lezioni.

1. La legge del 1905 ha riconosciuto lo stato di fatto dei culti precedenti alla entrata in vigore della legge stessa e di conseguenza ne ha beneficiato il culto cattolico che ha avuto una posizione dominante.
2. La legge doveva essere estesa su tutti i territori della Repubblica, comprese le colonie (art. 43). Cosa è successo in Algeria? Il decreto del 1907 ha previsto la separazione soltanto dei culti cattolico, protestante, israelitico e non del culto musulmano. Principi imposti dalla legge: l’articolo 1 è sulla libertà, l’art. 2 stabilisce la separazione dei poteri.
3. La questione dei giorni feriali: tradizione o religione? Il calendario attuale è fondato sulle feste cattoliche. Si può prevedere un giorno di festa per le altre religioni?
Gran parte di questi problemi non risolti sono adesso al centro di polemiche e di tensioni anche aspre. Come, per esempio, quella del “velo in classe” che è stato vietato alle ragazze musulmane praticanti.

Questa breve analisi deve essere completata con quella che la Conferenza Episcopale Francese ha fatto sul tema della laicità, soprattutto nella sua “Lettre aux catholiques de France” Cerf, 1995 : Proposer la foi dans la société actuelle, p. 26-36. Durante la loro Assemblea plenaria del novembre 2003, in pieno dibattito sulla legge che riguardava l’ostentazione dei simboli religiosi a scuola, i Vescovi hanno potuto ascoltare una approfondita conferenza sulla storia delle relazioni Chiesa/Stato a partire dalla legge del 1905 e sulle evoluzioni positive registrate fino allora, da parte del professor René Rémond, accademico e storico, sul tema “La laïcité, un concept qui n’a cessé d’évoluer” ( cf. La Documentation catholique, n° 2307, 1er février 2004, p. 123-128).
 

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